Dall’accoglienza ai rifugiati agli orti didattici di comunità: ecco come si rigenera un territorio

13 giugno 2017

Condividi


L’arrivo di un piccolo gruppo di rifugiati innesca una vera rigenerazione per tutta la comunità. A Castelnuovo Bocca D’Adda (LO), il comune di poco più di 1600 abitati, all’estremo lembo del Parco Regionale Adda Sud, un esempio concreto di quanto il Progetto Rigenerare Valore Sociale – Welfare Lodigiano di comunità è riuscito ad attivare sul territorio. E’ stata riqualificata e ri-abitata una Casa Cantoniera dismessa, coltivato un primo orto, attivata la partecipazione del Comune e dei servizi sociali territoriali, delle associazioni locali, dell’Istituto agrario del territorio, avviato con alcune cooperative sociali un percorso allargato che, facendo leva sulla volontà rendere concreto il welfare di comunità, porterà alla realizzazione di un presidio dove si possa fare didattica e ricerca sull’agricoltura. Un presidio che potrà offrire nuove opportunità di formazione e occupazione anche ai cittadini.

Il merito? Va ad un giovane Sindaco, Marcello Schiavi che ha saputo cogliere le varie progettualità sul territorio, cogliere le circostanze diventando aggregatore di idee e persone. Con la collaborazione dell’Ufficio di Piano di Lodi e l’occasione di un progetto come ‘Rigenerare Valore Sociale’ finanziato da Fondazione Cariplo, convinto che solo il coinvolgimento di tutta la comunità avrebbe portato risultati, il primo cittadino non ha infatti esitato a far sedere allo stesso tavolo istituzioni, privato sociale, mondo civile per creare qualcosa di unico per tutta la comunità.

“Nel marzo del 2015 la Provincia mise a disposizione la Casa Cantoniera (località S.Antonio) per un centro di accoglienza – ci spiega il Sindaco – per evitare una gestione privatistica e speculativa senza controllo, ho voluto da subito coinvolgere istituzioni e non solo: la Provincia, l’Azienda Speciale Consortile per i Servizi alla persona nel ruolo di gestore del progetto di accoglienza, La Fondazione Comunitaria di Lodi che ci ha messo a disposizione 50mila euro per la ristrutturazione, l’Ufficio di Piano per la programmazione e l’Istituto Tecnico Agrario ‘Tosi’ come partner tecnico per la realizzazione di un progetto di orti didattici.  L’obiettivo era creare le basi per un progetto di inclusione e integrazione non solo per i ragazzi rifugiati ma anche utile per i miei cittadini”.

E’ stato siglato un primo protocollo d’intesa per il progetto di accoglienza profughi (novembre 2015) che ha portato dopo una lunga e sofferta fase burocratica all’apertura della struttura nel febbraio del 2017.  Immediatamente è stata attivata la comunità locale con incontri pubblici ma, soprattutto con la sottoscrizione di un documento che impegnava tutte le associazioni (il Gruppo volontari, l’Associazione culturale ‘Attiva’, ‘Vivambiente’, ‘Castelnuovo per te,  l’ASD Castelnovese, il Circolo parrocchiale Noi, l’A.N.C.R.E.S e il Circolo ACLI ‘Due torri’) a creare occasioni di integrazione, valorizzazione delle diversità culturali degli ospiti accolti, a mettere a disposizione risorse e uomini per sostenerle.

E dalla carta si è passati subito alla pratica. “I ragazzi della Casa Cantoniera sono già stati coinvolti nell’iniziativa ‘Puliamo il mondo’, in partite di calcio e feste di paese e della parrocchia – aggiunge Schiavi – Il 2 giugno, in occasione dell’ottava edizione della Festa dei Popoli. Paese che vai… gente e storie che trovi’ sono stati coinvolti in una gioiosa occasione di scambi e amicizie, un appuntamento in cui abbiamo annunciato a tutti l’avvio del nuovo progetto ‘Orti didattici di comunità’ finanziato grazie al Bando di agricoltura sociale del Progetto Rigenerare Valore Sociale”.

Un progetto che guarda al presente e al futuro non solo di Castelnuovo ma anche del territorio. “Gli orti, già sperimentati in piccolo in queste settimane negli spazi attorno alla Casa Cantoniera – spiega ancora il primo cittadino – diventeranno un progetto di agricoltura sociale molto più ampio con finalità di ricerca e didattica che potrà servire anche all’economia agricola locale ancora troppo incentrata sulla monocultura che oggi non è più remunerativa e non può competere. Siamo convinti che questo percorso che ha avuto inizio dall’accoglienza dei rifugiati, possa accompagnare l’economia locale con ricadute anche per i cittadini”.

“Il progetto nasce come una sinergia tra enti e realtà che operano in un territorio ristretto e quindi uniscono le forze per essere più efficaci e sostenere in modo adeguato la gestione dei profughi richiedenti asilo che sono ospitati nella Casa Cantoniera di Castelnuovo – spiega Gian Marco Locatelli che nel progetto Rigenerare Valore Sociale si occupa dell’agricoltura sociale  – Vuole essere un orto didattico aperto da una parte alla partecipazione attiva della cittadinanza e dall’altra a nuove realtà che volessero entrare nella Rete Territoriale di Agricoltura Sociale, siano esse enti locali, aziende del Terzo settore o aziende profit”.

A fare da capofila è la Cooperativa Le Pleiadi Servizi, è stata coinvolta Famiglia Nuova società Cooperativa Sociale cofinanziatrice e proprietaria dei terreni che saranno coltivati, realtà che in questi mesi hanno collaborato con Comune, Azienda Speciale consortile e Istituto Tosi.
Il Comune acquisterà delle attrezzature che rimarranno alla Casa Cantoniera, si attiverà per la partecipazione della cittadinanza; Le Pleiadi si occuperà del coordinamento, della gestione amministrativa e fornirà un educatore di supporto al coordinamento per la mediazione culturale e per seguire le attività presso la Casa Cantoniera. L’Istituto Tosi metterà a disposizione docenti e attrezzature se necessarie e coinvolgerà gli studenti in un corso di progettazione del possibile sviluppo dell’orto in campo.
Durante il mese di settembre sarà avviato un corso teorico-pratico presso la casa Cantoniera e sul campo (500 mq del complessivo ettaro) aperto non solo ai ragazzi ospiti ma anche a tutti i cittadini che lo desiderino.
“La collocazione della Casa Cantoniera lungo un’arteria piuttosto trafficata -aggiunge Locatelli – si presta alla funzione di “vetrina” per la commercializzazione ristrutturando e adibendo a punto vendita i magazzini attualmente non utilizzati. I richiedenti asilo potrebbero nel futuro collaborare con i cittadini, recuperando orti dismessi di proprietà degli abitanti.  I corsi al Tosi per la progettazione potranno in futuro vedere uno sviluppo collaborando con la rete di agricoltura sociale del territorio: potranno essere progettati orti per altre realtà oppure si potranno innestare sinergie con studenti in uscita dalla scuola, o ancora allargare la partecipazione a persone interessate”.